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BARTOLOMEO BETTERA
(1639 - dopo il 1683)
Strumenti musicali, mappamondo, sfera armillare, candela, libri e stipo in ebano su un tavolo ricoperto da un tappeto
Olio su tela, cm 113 x 145
Legnano, galleria Romigioli
Siamo di fronte a uno dei capolavori del pittore bergamasco, un esempio sontuoso e in perfetto stato di conservazione delle sue capacità pittoriche.
Minuzioso nella descrizione del tappeto, dai nodi illusionisticamente in rilievo, e degli strumenti musicali, calibrato nella luce che giunge da sinistra e s'abbassa progressivamente verso il lato opposto, questo dipinto rappresenta una variante autonoma e personale, anche se con evidenti punti di tangenza, delle composizioni di Baschenis, a sua volta presente in questa mostra con un esemplare di qualità altissima.
Rispetto al dipinto di Baschenis, la tipologia della scena è simile, il repertorio degli oggetti analogo, ma in questo caso la candela spenta e i fogli degli spartiti che si arricciano, noti simboli del tempo e della brevità della vita trasmigrati dalle nature morte nordiche, rendono visibile in maniera maggiormente esplicita il carattere di vanitas che verosimilmente tutte queste opere possedevano.
Anche la luce cambia, in Bettera è più analitica e, se volgiamo, "olandese", con ombre meno avvolgenti; la gamma cromatica è più rossastra, tutto l'insieme appare, rispetto a Baschenis, più realistico e di conseguenza meno mistico e "metafisico" (per una recente analisi della figura di Bettera in rapporto a quella di Baschenis, si veda E.de Pascale, Baschenis e dintorni: il "caso Bartolomeo Bettera", in Evaristo Baschenis e la natura morta in Europa, Skira, Milano 1996, pp.79-85).
Come ho avuto modo di osservare di recente, rendendo nota per la prima volta questa tela (A. Cottino, il trionfo della natura: viaggio nella natura morta dell'Italia barocca, Galleria Romignoli, Legnano 2004), l'analisi dei dipinti di Bettera è bene che proceda in maniera analoga a quelli di Baschenis, anche nello sviluppare l'idea di Gain Camper Bott della costruzione della scena secondo una sequenza ritmico-temporale (di natura musicale) piuttosto complessa (in Evaristo Baschenis e la natura morta in Europa, cit. 1996, pp.121-122): tuttavia la differenza fondamentale, o l'inconciliabilità, da sempre notata tra i due pittori, che rende le opere di Bettera autonome rispetto al prete bergamasco, è a mio modo di vedere strutturale.
Se Baschenis è un pittore di silenzi profondi e di vuoti ampi prima ancora che di oggetti (ribalto dunque la lettura tradizionale, si veda ancora in questa sede il mio intervento nel saggio introduttivo e la scheda relativa), in Bettera, di una generazione più giovane ma che pare non fosse suo allevo, questi silenzi e vuoti appaiono strutturati in maniera diversa, in generale direi che sono meno fondamentali, potremmo dire che il ritmo della composizione appare più "sincopato", in quanto meno pausato.
E qui giocano un ruolo importante anche una differente modulazione della luce, che in molti punti del quadro, come questo caso in alto al centro e a destra, tende a nascondere i vuoti, che in Baschenis invece vengono esaltati e anche l'interesse, giustamente rilevato dal De Pascale (Baschenis e dintorni: il "caso Bartolomeo Bettera" cit., p.83) per una "progressiva spettacolarizzazione in senso scenografico [�] di una "messa in scena" concepita per accumulo".
In altre parole: la divergenza inconciliabile tra i due, che nella storiografia ha giocato a svantaggio di Bettera, non sta nel repertorio linguistico nè nella tipologia della luce, che pure in effetti non coincidono del tutto, ma in una questione di "ritmo", che rappresenta l'essenza più profonda di questi dipinti e incide in maniera indelebile sul risultato dell'immagine.
Che in Baschenis, come mai in nessun altro, raggiunge il diapason di una cristallina purezza.
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